Software illegale a Roma – Perchè non passare all’open source??

Pirateria

Ho letto oggi diversi articoli anche su Punto Informatico che riguardano un blitz fatto a Roma per controllare moltissimi liberi professionisti e piccole aziende circa le regolari licenze dei loro software. Il risultato è che poco più del 50% dei controllati è stato trovato non in regola… E io vorrei pormi delle domande: perchè non si passa all’open source?? quanti liberi professionisti utilizzano solo windows e office e perchè non lo sostituiscono con software open source? Perchè il software open non viene utilizzato anche nelle pubbliche amministrazioni e nelle scuole? Quanto risparmio porterebbe? Speriamo di trovare presto delle risposte…

5 Risposte a “Software illegale a Roma – Perchè non passare all’open source??”


  1. 1 Davide Novembre 15, 2007 alle 8:52 pm

    Nella mia limitata esperienza di profeta dell’open source, i due problemi riscontrati normalmente sono

    a . il software open è considerato più complicato di Windows – opinione basata sul fatto che un paio di potenziali utenti hanno provato a installare una release paleozoice dieci anni or sono, e lo schermo nero li ha terrorizzati….
    A corollario di questo, c’è la paura di dover fare dei corsi di aggiornamento per i dipendenti per far loro usare il nuovo “complicatissimo” software.

    b . esiste un meccanismo perverso per cui si confondono prezzo e valore – se il software lo dai via per niente, allora non vale niente. “Sì, gratis! Che così poi chissà cosa mi capita se si pianta…”
    Come se a pagamento fosse diverso.

    Un buon trucco, adesso come adesso, sarebbe arrivare sul posto con un portatile su cui giri Linux mascherato da Windozz, e far provare con mano ai mondani che l’open source nn è sostanzialmente diverso… organoletticamente, diciamo, dal vecchio software MS.

    Ma ci vorrà tempo, per fare proseliti.

  2. 2 Simone Novembre 15, 2007 alle 11:33 pm

    Sono d’accordo con te Davide… Speriamo che la gente si informi di più sull’esistenza di alcuni programmi che potrebbero dare molti meno problemi… chissà si dice che la speranza è l’ultima a morire

  3. 3 Jodido Novembre 16, 2007 alle 4:31 pm

    Volendo parlare di Free Software (e non genericamente di Open Source), la conversione complessiva non è così semplice:
    - Le interfacce grafiche sono molto semplici da utilizzare, ma l’amministrazione di un sistema Linux è più complessa di uno Windows, quindi una piccola società può non trovare vantaggioso il passaggio (un deterrente ridicolo per amministrazione pubblica e grandi imprese in genere);
    - Lo sviluppo di software specifici per sistemi Linux non è eccellente su tutti i fronti e per quanto ci sia sempre un’alternativa Free più che valida, spesso si tratta di programmi più complessi da utilizzare rispetto all’equivalente su sistema Windows.

    Detto questo, sistemi Open Source a pagamento (vedi Red Hat) offrono garanzie notevoli sia in quanto a stabilità di un sistema (che semplifica il lato amministrativo) sia in quanto ad assistenza tecnica.

    Tutto questo per dire: è vero, l’Open Source è una soluzione di enorme interesse, ma non si pensi che sia tutto oro quel che luccica!

  4. 4 Simone Novembre 16, 2007 alle 7:54 pm

    Nelle piccole aziende posso capire che ci siano delle difficoltà, che però vale la pena superare visti i costi delle licenze. Comunque io mi riferivo principalmente a colore che utilizzano il computer solo per office… e ce ne sono tanti… molti li conosco anche io. E’ li che si dovrebbe intervenire. Per quanto riguarda la difficoltà di utilizzo, su questo sono d’accordo in parte in quanto siamo stati abituati e forgiati ad utilizzare dei software pubblicizzati e che trovavamo nel pc, o che tutti utilizzavano… probabilmente se al posto di Photoshop avessimo sempre utilizzato The Gimp, ora penseremmo che Photoshop è difficile da usare… Comunque resta il fatto che al posto di qualche migliaia di euro in meno di multa… passare al software free sarebbe una cosa molto positiva

  5. 5 Davide Novembre 17, 2007 alle 2:07 am

    In ambiente universitario si arriva spesso al paradosso – gli studenti usano OpenOffice, molti docenti usano OpenOffice, il60% delle mcchine gira su Linux, ma l’ateneo continua “per abitudine” ad acquistare le licenze di Windows e Office sottraendo danaro al bilancio.

    Anche considerando la necessità di software specifici – costerebbe meno potenziare l’hardware e imparare a farli girare su WINE o in unqualche tipo di emulatore.
    O addirittura – in alcuni casi – sarebbe più pratico e vantagioso pagare qualcuno per sviluppare nuovi software ad-hoc.

    Però c’è un’inerzia terribile a livello strettamente burocratico.
    La domanda più scema che mi son sentito fare: come fai a mettere in concorrenza tre fornitori su una gara d’appalto se tutti e tre ti offrono gratis il software?


Lascia un commento




Seguimi su twitter

Seguimi su Twitter