
Nel corso del 2007, il movimento open source ha conosciuto a detta degli esperti un passaggio importante. Accanto ad attori consolidati dell’universo che ruota intorno a Linux quali Red Hat, Novell e Sun Microsystems (che ha finalmente rilasciato lo scorso maggio il codice sorgente di Java con il progetto OpenJdk) si sono affacciati alla ribalta new entry” di grido come Adobe Systems, Yahoo, Citrix e ovviamente Google.
Chi con importanti rilasci applicativi, chi con strategiche acquisizioni di società specializzate nel software open source e chi, è il caso della società di Mountain View, ha investito su più fronti: database (con un significativo contributo elargito a MySQL), applicazioni on line (Google Gears) e piattaforme per cellulari (Google Android). Aggiungiamoci il credito crescente riscosso da Mozilla con il browser FireFox, il rivale di Microsoft Internet Explorer che tanto piace ai paladini del Web 2.0 (Google in testa, che versa nelle casse della società decine di milioni di dollari l’anno) e in predicato di rendersi disponibile presto in versione mobile, e il quadro d’insieme del fenomeno del “software libero” è pressoché completo. E se anche il più fiero oppositore dell’open source, e cioè Microsoft, si sta via via “convertendo” all’idea di aprire all’esterno porzioni (limitate per la verità) del proprio codice qualcosa vorrà pur dire.
L’anno appena iniziato, dicono vari esponenti dell’industria del software, vedrà quindi crescere per gli utenti (consumer) la possibilità di scegliere le modalità con cui usufruire di applicazioni, servizi e apparati. Che questa tendenza si manifesti con il proliferare delle offerte Saas (Software as a service) basate su Web o attraverso un’estesa disponibilità software open source veri e propri è relativo. Nel 2008, questa la convinzione degli addetti ai lavori d’oltreoceano, tutti i principali vendor di sistemi e di applicazioni (Sap, Sun Microsystems, Ibm, Hp, Microsoft, Oracle) investiranno a vari livelli su piattaforme aperte per arricchire e completare le rispettive architetture. Di pari passo assisteremo alla nascita di nuove start up finanziate da lungimiranti uomini d’affari e alla possibile aggregazione di piccole compagnie che nel mercato dell’open source si sono già fatte un nome. (G.Rus.)Fonte: Il Sole 24ore online


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